La Foce del Magra, terra di marinai e poeti

La Foce del Magra, terra di marinai e poeti…

Marguerite Duras vi trovò ispirazione per il suo romanzo Il marinaio di Gibilterra, Montale ne scrisse nella poesia Il Ritorno – Ecco bruma e libeccio sulle dune – sabbiose che lingueggiano – e là celato dall’incerto lembo – o alzato dal va-e-vieni delle spume – il barcaiolo Duilio che traversa – in lotta sui suoi remi -; Cesare Pavese, Elio Vittorini, Giulio Einaudi la scelsero come residenza estiva. Da piccolo villaggio di pescatori, Bocca di Magra è passata agli onori della storia nelle parole e nelle vedute di quella generazione epica di intellettuali italiani sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale.

Stretto tra terra, fiume e mare, oggi è un bel borgo dove andare in villeggiatura: dal suo porticciolo, laddove le melmose acque del Magra si mescolano a quelle del Mar Ligure, lo sguardo spazia da Fiumaretta al porto di Marina di Carrara, abbracciando il litorale dove Liguria e Toscana di sfiorano. Se curiosare tra gli yatch non fa per voi, potrete incamminarvi lungo la passeggiata lastricata che costeggia il fiume, mangiare il pescato del giorno in uno di molti ristoranti, cedere a un gelato artigianale e fermarvi al fresco dei giardini pubblici in riva al fiume, per una crepes al chiosco di Leonardo Marino.

Testimonianze di un passato antico e glorioso si possono osservare nei resti di una villa romana – datata tra il I secolo a.C e il IV d.C – che oggi sorge a pochi passi dall’acqua, sul pendio della collina del Caprione, ma che un tempo doveva essere una villa panoramica, posta su terrazze digradanti verso il mare. Ne sono ancora ben visibili, nonostante l’erosione secolare del salmastro, le terme private, con l’impianto di riscaldamento per la circolazione dell’aria calda, e alcuni rivestimenti in marmo, intonaci dipinti e ornamenti architettonici.